Descrizione
Le decorazioni degli interni risalgono a progetti iconografici differenti e testimoniano il mutare del gusto e l’avvicendarsi nel tempo dei diversi proprietari.
Risalgono ai Colonna tutte le volte del piano terra, commissionate da Marzio nei primi anni del Seicento. Sono realizzate ad affresco e presentano decorazioni a grottesca, figure allegoriche e simboli araldici della famiglia quali lo stemma o parte di esso, come la colonna sorretta da putti o da sirene bicaudate. Le attribuzioni correnti indicano Orazio Zecca da Montefortino e Domenico Fetti tra gli autori.
Sempre per volontà dei Colonna, a ricordo degli eventi che coinvolsero la famiglia, furono affrescate l’Atrio della Bibbia Sistina, al pian terreno, e la sala della battaglia di Lepanto, al piano nobile. Quest’ultima opera, voluta da Pompeo Colonna a memoria della propria impresa come comandante della flotta pontificia, oltre alle scene della battaglia contiene, all’interno di un fregio, raffigurazioni mitologiche, virtù e scene di caccia. La paternità degli affreschi è controversa: prima attribuita ad Antonio Tempesta e Bernardino Cesari, poi a Giovanni Bianchi detto il Bertone. Documenti d’archivio attestano, infatti, che egli lavorò per la famiglia tra il 1572 e il 1573. I pavimenti e il soffitto ligneo dipinto di questa sala sono originali.
A testimonianza del passaggio nella residenza di Ludovico Ludovisi, resta la cappella privata, collocata all’interno degli appartamenti al piano nobile. Questo ambiente, su richiesta dello stesso cardinal nipote di papa Gregorio XIII, fu realizzata nel 1630 con la volta decorata a monocromi una cornice in stucco e lo stemma Ludovisi con fondo rosso e bande diagonali dorate.
Caratteristiche del gusto dei Rospigliosi sono gli sfondati prospettici: questi paesaggi d’invenzione ambientati tra i finti portici con colonne doriche, sono realizzati a tempera sulle pareti di alcune stanze al piano terra.
Identificativo della dinastia Rospigliosi Pallavicini è lo stemma merlato con rombi, dipinto sulla volta della sala II al piano terra, sovrapposto a quello dei Colonna.
Inoltre alla prima metà del Settecento risale l’Alcova, voluta dai Rospigliosi come ambiente privato e situata al piano nobile. Gli elementi distintivi del piccolo ambiente sono gli stucchi sulla volta e gli affreschi di Annibale Rotati.
Purtroppo sono andati perduti il salottino cinese che era sito al piano nobile e la grande galleria che nel XIX secolo è stata abbassata e suddivisa in tre ambienti. Infine nella camera da letto gli affreschi sono stati coperti dalla vernice e perciò non più visibili.
L’acquisto dei Rospigliosi nel 1600
Nel 1571 per celebrare la vittoria ottenuta a Lepanto contro i Turchi, Pompeo Colonna avviò i lavori che trasformarono la preesistente fortezza medievale in palazzo ducale.
L’abitazione dei Duchi di Zagarolo fu testimone di eventi di grande rilevanza storica. Nel 1585 pernottò al suo interno Papa Sisto V, giunto nel feudo dei Colonna per assistere ai lavori dell’Acquedotto Felice. Nel 1591 ospitò la riunione di un gruppo di teologi che supervisionarono una riedizione della Vulgata. Ricordiamo tra i membri del collegio Marcantonio I Colonna e San Roberto Bellarmino.
Nel 1606 trovò rifugio nel palazzo Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, diretto verso Napoli per evitare una condanna emessa nei suoi confronti durante il suo inquieto soggiorno romano. Qui l’artista dipinse per Marzio Colonna la Cena in Emmaus e la Maddalena Penitente.
La dimora fu ampliata dal Cardinal Ludovisi che provvide ad allestire nel piano nobile le gallerie destinate ad accogliere le sue collezioni. Altre modifiche furono volute dai Rospigliosi Pallavacini che commissionarono ulteriori decorazioni per gli interni.
Durante il periodo di proprietà dei Rospigliosi tra gli altri, visitarono l’edificio Carlo III di Borbone e il poeta Vittorio Alfieri.
Nel 1773 la struttura subì dei danni a causa di un terremoto che distrusse il torrione medievale.
Storia Moderna: dal 1800 ai giorni nostri
Successivamente nelle sale del Palazzo fu istituito il Municipio dopo il terremoto del 1915.
Il Piano Nobile fu ceduto ad un collegio di Padri Greci e poi di Padri Giuseppini. Seguì l’installazione della sede del Partito dell’Opera Balilla, della Milizia e del Cinema Verdi gestito dall’Opera Nazionale del Dopolavoro.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale vide ulteriori trasformazioni a seconda dell’utilizzo: gli affreschi furono coperti o addirittura distrutti per accogliere la fabbrica di paracadute e di gommoni e per ospitare l’ospedale militare nel quale vennero ricoverati i soldati provenienti dal fronte di Cassino e Anzio, fino all’arrivo degli sfollati che consumarono i pavimenti marmorei accendendo i fuochi a terra. Tra il 1931 e il 1932 il palazzo ducale fu spogliato di tutti gli arredi mobili.
Dopo un primo e parziale restauro negli anni ’50, la principessa Elvina Pallavicini, ultima proprietaria dei discendenti Rospigliosi, vendette il Palazzo al Comune di Zagarolo nel 1979.
Il 2 febbraio 2003 iniziò il restauro dell’ala est dello stabile, che nel 2005 diventa sede del Museo del Giocattolo di Zagarolo. I lavori, diretti dall’architetto Roberto Pinci, ideatore anche dell’allestimento museale, interessarono dal 2004 anche l’ala ovest della costruzione, che dal 2019 ospita una delle 9 sedi regionali di Lazio Innova.
Servizi
Modalità di accesso
A tutti